«La potenza di un sogno: 32 anni di Khorovodarte»

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«La potenza di un sogno: 32 anni di Khorovodarte»

Sonia Greco

Ho fondato Khorovodarte nel 1985. Allora, avevo ventun anni e un solo obiettivo: dimostrare che anche a Mirandola, una piccola città di provincia, poteva nascere una scuola di danza di qualità. Ero animata da tanta passione, voglia di fare e determinazione. Così, partendo da una palestrina delle scuole elementari, sono riuscita ad ottenere il nostro primo spazio privato, solo nostro. Nostro perché, già a quel tempo, nel mio sogno ho coinvolto tanti ragazzi, le loro famiglie e i nuovi colleghi che, matti come me, da quel momento in poi hanno condiviso questa avventura.
La nostra scuola, quella piccola scuola, nel corso degli anni si è fatta grande: abbiamo cominciato a rapportarci con le istituzioni locali, le organizzazioni nazionali e le accademie europee. Tutto questo è successo grazie ad un team di colleghi davvero molto speciali e, non da meno, grazie a genitori altrettanto speciali che hanno creduto in quello che facevamo con i ragazzi fin dal principio.

Oggi è meraviglioso potersi girare indietro e vedere quanti nostri allievi – e sono tanti – partendo da Khorovodarte hanno spiccato il volo verso brillanti carriere come danzatori, coreografi e insegnanti. Ora lavorano in giro per il mondo e noi siamo orgogliosi di avere dato loro quelle che si sono rivelate ottime basi e di averli consigliati per il meglio, al momento giusto. Poi ci sono tutti gli altri, che per noi sono altrettanto importanti, se non di più. Sono i bambini e le bambine che sono capitati a scuola una volta, quasi per caso, ma che poi si sono appassionati e che sono stati o ancora stanno con noi per anni, senza per forza voler fare della danza una professione. In fondo, è proprio per loro che scrivo queste righe.
Per la bambina timida, che il primo giorno non ne vuole sapere di lasciare la mano della mamma, ma che a fine anno trova il coraggio di salire su un palcoscenico, da sola, e illuminarsi di gioia.
Per il bambino cicciottello che, a lezione, non alza gli occhi allo specchio ma che quando inizia la musica si trasforma.
Per la bambina un po’ maldestra che quando è il momento di iniziare un esercizio ha sempre la gamba sbagliata davanti, ma che alla fine della lezione ha imparato.
Per il bambino introverso che all’inzio o per i primi quattro anni non parla mai, ma che un bel giorno ti sorride e inizia a raccontare alla classe tutto di sé.
Scrivo queste righe per tutti loro. Questi bambini, infatti, impareranno tante cose importanti alla scuola di danza: il rispetto per insegnanti e per i compagni, la costanza e la tenacia necessarie per ottenere dei risultati, così come a dominare il nervosismo prima di un evento, a controllare e a condividere tutte le loro emozioni. Loro, proprio questi bambini, conserveranno ricordi bellissimi degli anni passati nella scuola di danza – ce lo auguriamo e lo vediamo succedere di anno in anno – perché questa esperienza, che ha un impatto profondo sul loro piccolo e grande mondo, si tradurrà in un ricordo fatto di impegno, sudore e soprattutto affetto.

Dopo tutti questi anni, mi trovo a considerare che ruolo ho avuto e ho per loro. Credo che la mia funzione, oltre che la mia fortuna, sia quella di aiutare questi bambini a scoprire le loro abilità, a superare i loro limiti, ad acquistare fiducia nelle loro capacità e insegnare loro ad accettare sempre nuove sfide che sarebbero inaffrontabili senza uno studio serio e un lavoro costante. In fondo, è questa – penso – una delle responsabilità più importanti di noi adulti: esporre i nostri ragazzi ad esperienze che li arricchiscono e l’Arte – ne sono sicura – è uno strumento preziosissimo perché, facendo leva sulle emozioni, riesce a coinvolgere ad un livello davvero intimo. La danza, la musica e tutte le arti che portano i più piccoli sul palcoscenico sono mezzi molto potenti per aiutarli a crescere e, pertanto, ogni opportunità di mettere i nostri bambini a contatto con il bello e l’arte è preziosa, se non fondamentale.

Il terremoto del 2012 ha privato la nostra città di molte cose importanti tra le quali il Teatro, il fulcro della nostra vita culturale. Ovviamente nessuna Sala Polivalente-Aula Magna-Auditorium, per quanto bella, potrà mai rimpiazzare la magia di un vero teatro. Al momento, però, è tutto ciò di cui disponiamo e ci vorrà ancora un po’ prima di poter vedere il nostro teatro risorgere. Nel frattempo, soprattutto rispetto a quel lontano 1985, gli strumenti di fruizione sono cambiati e sostengono quelli classici: oggi, per esempio, abbiamo la possibilità di vedere spettacoli e concerti in streaming sul telefono e di assistere alle dirette dai cinema. Certo, non è nulla di paragonabile all’emozione che si prova in un teatro, ma intanto è qualcosa. Anche per questo, ci impegneremo sempre – e non demorderemo mai – perchè i nostri ragazzi possano entrare in contatto con l’arte e il bello, in tutte sue forme.

Sono consapevole di essere molto fortunata a lavorare da 30 anni in mezzo ai ragazzi e sono onorata di averli fatti innamorare della danza, di averli fatti sognare e di aver fatto loro vivere delle emozioni indimenticabili. Anche se tutto questo non equivarrà mai a quanto loro hanno regalato a me. Ci sono giorni più difficili di altri, come per tutti, ma la mia è una missione educativa in cui ancora credo profondamente: sono convinta, come il primo giorno, che a Khorovodarte stiamo facendo qualcosa di davvero importante e che lo faremo sempre meglio, grazie a tutti voi.